Democrazia e Design

12/10/2017 Laboratorio di San Filippo Neri

Seminario incentrato sul ruolo del Design nell'ambito della progettazione sociale che punti alla partecipazione democratica dei cittadini nei processi decisionali e quindi all'evoluzione delle strutture che permettono la sopravvivenza della Democrazia.

TAG: #TorinoDesignoftheCity #Design #Democrazia #tecnologia #innovazione #worlddesignorganization

Relatori

  • Fabrizio Barbiero - Torino Social Innovation
  • Luisa Bocchietto - World Design Organization
  • Cristian Campagnaro - Politecnico di Torino
  • Tiziana Ciampolini - S-nodi

Lungo i molteplici eventi che hanno composto la Torino Design Week, predominante è stato il tema del nuovo ruolo centrale che il Design assume nullo sviluppo socio-urbanistico delle città. Per cui, era inevitabile prima o poi trattare di quel valore su cui si basano i modelli di sviluppo a proposito dei quali tanto stiamo riflettendo: la Democrazia. Questo incontro è emerso esplicitamente nel seminario “Democrazia e Design”, dove l’obiettivo era quello di riflettere a proposito del legame tra questo valore e la progettazione, e soprattutto su come il Design potesse contribuire alla sfida della crisi della Democrazia.

In questo senso la progettazione sociale ha la possibilità di contribuire alla creazione di strutture democratiche che siano in grado di dare una risposta alle diverse sfide che oggi la società si trova ad affrontare: i cambiamenti climatici, le immigrazioni di massa, ecc. In questo caso parliamo di “Design for Democracy". Quando la progettazione va oltre e si pone come metodo di lavoro all’interno dei processi decisionali invece parliamo di “Design in Democracy”. La sfida più complessa, però, è quella della democratizzazione dei processi progettuali, per cui oggi parliamo di “Design as Democracy”. Ciò si esprime nella progettualità condivisa, in cui i protagonisti della progettazione sono molteplici e con diverse competenze, raggiungendo così prodotti progettuali ampi che affrontino le sfide sotto più aspetti. In tutto questo panorama di progettualità diffusa il designer diventa quindi un regista che si mette al servizio delle diverse competenze.

Per quanto riguarda la realtà, però, la situazione è difficile in quanto c’è una distanza tra i due protagonisti della progettazione sociale: il pubblico e il privato. Infatti secondo Virginia Tassinari responsabile del progetto "S-nodi" della Caritas: “la forza della politica pubblica tende a emarginare le iniziative private” e allo stesso tempo “le iniziative private non sono sufficientemente forti”. In più le iniziative pubbliche sono fortemente burocratizzate. Per questo motivo è necessaria una maggiore flessibilità da parte delle istituzioni che permetta una collaborazione tra azione pubblica e privata per il bene della comunità. Attualmente esistono molte iniziative private che riscontrano particolare successo i quali però non avendo un appoggio da parte delle istituzioni non sono sfruttate al massimo delle loro potenzialità.

In conclusione il ruolo da regista del designer per una maggiore progettualità diffusa attualmente deve concentrarsi nei rapporti tra pubblico e privato rendendo così la società intera un continuo laboratorio di sperimentazione progettuale sociale. In questo modo si riuscirebbe anche a diminuire quella distanza tra pubblico e privato che oggi noi cittadini sentiamo particolarmente fastidiosa.

Testo di Julio Tapia