Design lab - Cantiere del Progetto

11/10/2017 Circolo del Design

Workshop con l'obiettivo di creare uno spazio di ricerca e di azione; un modo per ripensare la città e i quartier nel segno del co-design e del design diffuso.

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Un cantiere progettuale, con degli intenti ben precisi che coinvolgano professionisti e cittadini nel ridefinire la città. Sono questi gli obiettivi messi in campo durante il Design Lab: Cantiere del Progetto mercoledì 11 ottobre al circolo del design. Un workshop che parte dall’esperienza delle Case di Quartiere e si muove verso un modello di azione e di sperimentazione che coinvolga tutta la città. Presenti al laboratorio Paolo Maccarone del Circolo del Design, Francesco Maltese, responsabile Po Sistema Culturale Urbano della città di Torino, Rossella Maspoli del Politecnico di Torino e Marialessandra Sabarino, presidente Rete delle Case di Quartiere. In una prima fase sono intervenuti dei professionisti che hanno raccontato e mostrato il lavoro, mostrando come abbiano puntato sul co-design e sulla rivitalizzazione dello spazio pubblico. In seguito, i rappresentanti delle varie Case di Quartiere hanno mostrato al pubblico i lavori, i progetti, ma anche le difficoltà che riguardano il loro lavoro. L’assessore Leon, che ha seguito i lavori, ha sostenuto con forza la necessità di partire dai bisogni e necessità delle persone e dei quartieri, confermando come il design è anche e soprattutto cominciare a lavorare in modo diverso sulla progettazione. Quotidianità, co-design, partecipazione: parole chiave anche nell’intervento di Maccarone e che sono alla base del Circolo del Design, un luogo attivo da due anni che si propone in maniera concreta di contribuire al miglioramente della qualità della vita e della città. Anche il Politecnico porta il suo contributo: la Maspoli chiarisce nel suo intervento come intendono agire con i cittadini, al fine di realizzare un progetto concreto, innovativo e funzionale, sotto il segno del Design Thinking. Ecco l’apporto straordinario delle Case di Quartiere: una base di esperienza concreta che ha alla base la volontà di far partecipare tutti i cittadini. Un concetto sottolineato dalla Sabarino, la quale racconta al pubblico come la Rete delle Case di Quartiere sia una realtà che si basa su una raccolta di condivisione di esperienze. Sono tutte esperienze diverse.

I casi di studio riportati al pubblico hanno sicuramente contribuito all’idea che un progetto come questo non sia impossibile da realizzare: Alastair Fuad-Luke dell’Università libera di Bolzano, Luigi Greco dello studio Grriz e Valeria Bruni dell’associazione Artieri di Torino hanno incorniciato, con la loro esperienza, un progetto di innovazione e creatività che Torino deve perseguire.

Fuad-Luke sottolinea la necessità di immaginare, di creare e ricreare la città attraverso la fiction (intesa come storia non ancora reale, un mix di discussione) e l’attrito, ossia il fattore di disturbo, di dissonanza positiva col sistema, un valore creativo in quanto critico. È questo il Co-design per lui, ossia apprendimento reciproco, un modello mobile in base agli attori e alle situazioni, al fine di ri-creare una città sostenibile, città giusta, creativa ed ecologica, dove i contatti sono facilitati, policentrica e piena di diversità. Un progetto e un modo di lavorare insieme che non è impossibile da realizzare, come sostiene Fuad-Luke raccontando l’esperienza di Lahti, città finlandese in cui 500 cittadini hanno partecipato a alla co-progettazione, diventando un momento fondamentale nella pianificazione urbana della città.

Luigi Greco dello studio Grriz mostra il valore di lavorare in multidisciplinarietà, con materiali sostenibili. in Alcuni dei lavori compiuti dal suo studio mostrano la poliedricità e la sostenibilità necessari al fine di pensare un design diverso e innovativo. In Francia ad esempio, dove un terreno abbandonato si è trasformato in locali temporanei e aperti per un’estate, perseguendo un’idea di design flessibile, cioè capace di modificare il progetto in itinere e, in certi casi, di non fissarlo temporalmente, ma di cogliere l’oggetto in un tempo determinato. La centralità del legno nel loro lavoro sottolinea quella volontà di sostenibilità, ma anche di cura del design, che caratterizza il loro lavoro.

Associazione Artieri di Torino, invece, si è occupata di cantieri nelle carceri. Un Design partecipato in cui detenuti e polizia penitenziaria hanno lavorato fianco a fianco. In due mesi hanno bonificato aree abbandonate del carcere per renderle verdi e attrezzate. La valenza cooperativa dell’agire pratico e del processo di riappropriazione dello spazio è un'altra faccia di un modo di fare design che guardi al cittadino e che lo coinvolga.

I rappresentanti delle Case di Quartiere hanno infine esposto problematiche, lavori, progetti, esperienze. Un momento intenso, dove vita concreta e design interagiscono, discutono, costruiscono, cambiando volto e vita a un quartiere. Forse piccole storie, penserà il lettore, ma un momento di coraggio e di riappropriazione, di contributo concreto alla città, dicendo a sé stessi e ad altri che il territorio in cui abitiamo è nostro e solo noi possiamo cambiarlo. Come la Casa di San Salvario, dove alcuni abitanti hanno recuperato largo Saluzzo attraverso la creazione di “banali” sedie decorate, restituendole alla pubblica cittadinanza. Che sia un gesto forse troppo banale? Chi qui scrive non lo crede, anzi: alle volte un’azione, anche semplice, può essere rilevante dal punto di vista simbolico e i simboli sono parte attiva della vita democratica. Sono storie queste che danno un volto al futuro. Dobbiamo apprendere la funzione della flessibilità anche se spesso si scontra con la rigidità delle procedure, sostiene la Leon. Altresì importante è la continuità nel mantenere l’impegno e nella capacità di tenere il filo rosso tra un progetto e l’altro, nel rimanere allerta e non lasciar cadere le parole nell’oblio del “fu detto”. Un impegno che tutti noi dobbiamo assumerci, al fine di trasformare la nostra vita e quella di chi verrà dopo di noi.

Testo di Flavio Lo Faro

Foto di Flavio Lo Faro, Federica Messina, Paola Ida Rainone

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