Torino: the Sign of the City

16/10/2017 Cavallerizza Reale - Aula Magna

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Apertura dei lavori a cura di:

Chiara Appendino, Sindaca della Città di Torino

Francesca Leon, Assessora alla Cultura della Città di Torino

Antonella Parigi, Assessore alla Cultura della Regione Piemonte

Luisa Bocchietto, Presidente World Design Organization (WDO)


Report lavori dei talk della settimana:

Riccardo Balbo per TO-Move: Design For Mobility

Cecilia Cognigni per Thinking the Library for the city

Cesar Mendoza per TO-Make Design for Innovation

Fabrizio Valpreda per TO-Make: Makers e new serials

Ezio Manzini per Design for the City: Design for Citizens

Claudio Germak e Stefano Maffei per Design for the City: Design for citizens

Rossella Maspoli per Design e partecipazione

Luisa Bocchietto per Design for Heritage: Design like a tool

Germano Paini per Design for Heritage: Titolarità culturale

Germano Tagliasacchi per Via Sacchi – la via del Design


Modera: Michael Thomson, CEO Design Connect

Coordina: Francesco De Biase, Dirigente Servizio Arti Visive, Cinema, Teatro della Città di Torino

Gli stakeholder del design torinese si sono incontrati alla Cavallerizza Reale per analizzare il segno che Torino Design of the City ha lasciato sulla città. Autorità politiche, relatori delle conferenze, partecipanti e organizzatori hanno concluso la settimana del design riportando i risultati della manifestazione che ha animato le vie di Torino con immagini, persone, idee e novità.

La conferenza, coordinata da Francesco De Biase e moderata da Michael Thomson, ha visto i moderatori dei principali talk della settimana confrontarsi sui diversi aspetti del design per la città: innanzitutto il co-design e la partecipazione dal basso, fulcro dell’innovazione condivisa che Torino vuole innalzare a modello di innovazione urbana. Thomson ha affrontato il concetto di co-design come forma di incentivazione della partecipazione dei cittadini nella progettazione della città. I servizi – non solo quelli forniti dalle aziende, ma anche quelli forniti dalla città – possono beneficiare della metodologia del design thinking, che consentirebbe l’incontro tra utenti/cittadini, fornitori di servizi e Pubblica Amministrazione, per rendere gli utenti designer del cambiamento. Per erogare servizi migliori bisogna coinvolgere l’utente finale: con Torino Design of the City si è fatto il primo passo in questa direzione in un’ottica di sostenibilità e rigenerazione urbana: esempi sono la progettazione della nuova biblioteca civica (come descritto da Cecilia Cognigni) o i progetti delle Case di Quartiere (Rossella Maspoli) o ancora i progetti di innovazione nelle scuole (raccontati da Alessandro Cimenti).

La collaborazione tra pubblico e privato, esperti e non esperti, cittadinanza e Pubblica Amministrazione, è stato un altro tema che ha visto concordare i relatori: dall’utente finale ai professionisti ai makers (le cui competenze e capacità di networking devono essere sfruttate appieno – come sottolineato da Fabrizio Valpreda), il design – in particolare il design per la città – deve diventare argomento alla portata di tutti. La partecipazione tra settore pubblico, settore privato e società civile deve diventare il vettore del cambiamento, come sottolineato da Riccardo Balbo nell’evidenziare i conflitti nell’ambito della mobilità urbana torinese, o da Giovanna Segre e Maria Paola Zario per i progetti della Cattedra UNESCO che hanno mostrato come Torino sia passata da un regime di monarchia assoluta a uno di partecipazione assoluta. L’obiettivo di Torino è quindi creare un ecosistema partecipativo e lavorare sul concetto di comunità e beni comuni (Ezio Manzini). Ovviamente, in una realtà di confronto come quella che la città si appresta a diventare, il rischio di conflitto è molto elevato; tuttavia questo non deve essere visto come negativo, ma come forma di confronto capace di portare innovazione.

Nella prospettiva di rigenerazione urbana e di miglioramento dei servizi alla cittadinanza implementata dalla progettazione condivisa, il design dei servizi assume un’importanza centrale: non sono più i prodotti il fulcro del design. Realizzare servizi migliori per la cittadinanza significa progettare mediante processi agili in cui intervengano tutti gli stakeholder. Ciò richiede, oltre alla partecipazione di tutti i soggetti interessati, anche l’utilizzo di competenze interdisciplinari (soprattutto soft, dato che quelle hard tecniche sono già state sviluppate – come sottolineato da Ezio Manzini e Claudio Germak). Unione di competenze multidisciplinari e convergenza tra settori differenti ma complementari è un’altra direzione che la città di Torino sta intraprendendo, per esempio con il Contamination Lab tra Università e Politecnico.

Un ultimo aspetto preso in considerazione da più parti è quello della sostenibilità, variamente declinato nei diversi talk: rigenerazione e riqualificazione, riciclo e riparabilità sono stati argomenti centrali riportati dai relatori, a significare l’importanza crescente che le tematiche del risparmio e del recupero hanno non solo per la città di Torino, ma per le esigenze globali di esaurimento delle risorse. Esempi di design sostenibile sono emersi da esempi come le aziende Lago e Pedrali (riportati da Cesar Mendoza per sottolineare l’attenzione alla sostenibilità ambientale) o da iniziative di rigenerazione urbana come quella di Via Sacchi (presentate da Germano Tagliasacchi e Rossella Maspoli).

L'aspetto progettuale del design per la città – talvolta un po’ schematico – è stato ammorbidito da iniziative come Torinostratosferica (presentata da Luca Ballarini) e Torino Graphic Days (Fabio Guida), che hanno portato colore, immaginazione e sperimentazione per immaginare una Torino diversa.

La neoeletta presidente della World Design Organization Luisa Bocchietto ha sottolineato come il design sia strumento non solo più di tutela, ma sempre più di valorizzazione del patrimonio culturale. La necessità è quella di una progettazione strategica che integri i cittadini per far comprendere loro che la città è un bene comune che devono contribuire a rispettare e migliorare in prima persona, non un insieme preimpostato di strutture, servizi e processi imposti dall’alto. Così è stato detto anche da Alberto Brugnoni, che ha sottolineato l’importanza dell’heritage per creare veri e propri distretti culturali capaci di attrarre turismo.

Come detto da Germano Paini, l’Università ha un ruolo centrale in questi processi di collaborazione: grazie al knowledge interchange, lo scambio di conoscenze e competenze tra soggetti della città (pubblici, privati e ibridi) che mira a includere sempre più soggetti nelle dinamiche di innovazione, il mondo accademico può contribuire a progettare la città.

Enti pubblico-privati come Compagnia di San Paolo (Matteo Bagnasco), Fondazione CRT (Matteo Pessione), Camera di Commercio (Vincenzo Ilotte), Unione Industriale (Riccardo Rosi) e il Circolo del Design sono attori fondamentali per questi processi d’innovazione, capaci di contribuire efficacemente alla creazione del sistema del design piemontese che si sta costruendo in questi anni.

La conferenza finale è stata conclusa dagli interventi delle rappresentanti dell’amministrazione comunale: la Sindaca Chiara Appendino, l’Assessora Federica Patti e l’Assessora Francesca Leon, le quali hanno ribadito – come già discusso durante gli incontri della settimana – il crescente impegno che Torino si assumerà nell’applicare il design al miglioramento dei servizi urbani.

Torino ha deciso di sfruttare il potenziale del design per innovarsi e rinnovarsi. Ciò che ancora manca è la creazione di un network allargato al livello locale, nazionale e internazionale che faccia di Torino un polo del design vero e proprio. È necessaria una strategia in grado di affrontare la trasformazione mediante una prospettiva interdisciplinare, che crei inclusione e partecipazione degli stakeholder e che sviluppi il senso di responsabilità nei cittadini verso il patrimonio culturale che appartiene loro. Torino Città Creativa del Design ha bisogno di una cabina di regia in grado di indirizzare le energie di una città in continua trasformazione, che ha vissuto la crisi e ne vuole uscire anche grazie al contributo del design.


Testo di Valeria Collino


Foto di Melania Cioata-Burduja, Federica Messina, Paola Ida Rainone

Social e Storify di Federico Blandino, Valeria Collino, Sara Farinasso, Andrea Liuzzo